Soccorso Verde


Una strana presenza.
giugno 21, 2010, 4:03 pm
Filed under: malattie, specie, tecniche | Tag: , , , , , ,

Sul lago di Como il clima, si sa, è abbastanza clemente. Questo ha determinato da sempre la presenza di vegetazione tipica della macchia mediterranea. Così, insieme a querce, abeti e rose canine troviamo anche il Cistus, il mirto e l’erica calluna. Da ormai qualche decennio però c’è una presenza ancora più stupefacente: l’Opuntia vulgaris. Si tratta di un cactus, strettamente imparentato col fico d’India (Opuntia ficusindica) ma dalle dimensioni più ridotte e dal portamento allargato, addirittura strisciante a volte. Sul lago si è diffusa attecchendo sulle rocce e colonizzando quegli spazi che, per mancanza di terra, risultano aridi.

È una pianta dall’aspetto attraente, con la parte aerea costituita da “pale”, rami trasformati dalla forma piatta e ovale e dal colore verde chiaro. I fiori, che cominciano a comparire a fine maggio o inizio giugno, sono di un bel giallo brillante e si trasformano poi in frutti rosso vivo.

Coltivarla non è certo difficile. L’Opuntia è uno dei cactus più resistenti e sopporta anche errori nell’innaffiatura. Consiglio comunque di usare un terriccio molto drenante, con aggiunta di sabbia vagliata e magari di ghiaia fine in modo che l’aria possa penetrare nel terriccio e l’acqua defluire facilmente. Questo vale soprattutto per la coltivazione in vaso. Se la piantate in piena terra fate attenzione che non sia in una conca del terreno dove l’acqua potrebbe ristagnare. Se avete della roccia in giardino potete piantarla in una tasca creando un effetto estetico notevole.

La riproduzione dell’Opuntia vulgaris avviene in due modi: per talea e da seme. La talea si pratica staccando una pala con un taglio netto, lasciandola asciugare un paio di giorni all’ombra e poi interrandola per i tre quarti. Si tiene moderatamente bagnato il terriccio e si attende che radichi. Presto dalla sommità della pala spunteranno nuove pale. Potete fare talee durante tutto l’anno ma sconsiglio, soprattutto al nord, di farle in inverno. Il freddo potrebbe ucciderle. A volte la pianta emette radici spontaneamente laddove le pale toccano terra. In tal caso vi basterà staccare le pale già radicate dalla pianta madre.

La riproduzione da seme è più lenta. Le piante che nascono hanno bisogno di più tempo per raggiungere le dimensioni opportune e la capacità di fiorire. Solitamente però sono più resistenti alle malattie. Inoltre riprodurre da seme è sempre divertente e appassionante.

L’Opuntia vulgaris non ha particolari problemi fitosanitari. Se coltivata nelle giuste condizioni non incappa in malattie. Se dovessero comparire parassiti animali (afidi o cocciniglie) usate metodi biologici come acqua e sapone o infuso di ortica. I prodotti chimici potrebbero infatti scottare le delicate pale.

Il nemico più pericoloso dei cactus è comunque il marciume. Si evita semplicemente con un terriccio che dreni efficacemente. L’insorgenza del marciume indica un problema di drenaggio o di innaffiatura troppo abbondante. Se la vostra pianta è attaccata dal marciume trapiantatela cambiando il terriccio e mettendone uno più drenante ed eliminate le parti marce.

Un ultimo avvertimento: le piante del genere Opuntia sono spinose e sono dotate di spine molto sottili, a volte invisibili che si infilano nelle dita e sono difficili da togliere. Maneggiate le piante con dei guanti!

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3 commenti so far
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Solo una domanda, i frutti di questa opuntia vulgaris sono commestibili come per il fico d’india o nbo? Ne ho appena acquistata una strapiena di frutti e vorrei sapere se li posso mangiare, grazie…..

Commento di LUIGI

non ne ho idea. velenosi non dovrebbero essere ma non so quanto possano essere buoni.

Commento di soccorsoverde

Mi pare di averli visti anche sulla riviera ligure, quando abitavo al Nord ma parlo ormai di più di quindici anni fa. Posso anche sbagliarmi. Sul fatto che siano commestibili nutro dubbi anche perchè un po’ di cura per migliorarne la qualità ed il gusto al fico d’India la si dà.

Commento di meri franca di biagio




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