Soccorso Verde


Soccorsoverde si trasferisce.
ottobre 8, 2011, 3:16 pm
Filed under: Uncategorized

Cari lettori, il blog si trasferisce altrove. Non cambierà molto, solo il titolo del blog e la grafica. Ho deciso di fare ciò per unificare in un solo account worpress (e in un solo indirizzo mail) tutti i miei blog per semplici ragioni di praticità. I post di Soccorso verde sono già stati tutti ripubblicati sul nuovo blog che si intitola “Il giardino do Shamash“. Anche la mail di riferimento cambia. La trovate sulla home del nuovo blog nella colonna di destra. Continuerò comunque a tener controllata la mail vecchia, almeno per i primi tempi. Arrivederci là dunque!

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Dal divano al giardino.
luglio 24, 2011, 8:38 pm
Filed under: libri e stampa specializzata | Tag: ,

la copertina del libro.

Per il mio compleanno il mio compagno mi ha regalato il libro “Dai diamanti non nasce niente” di Serena Dandini. Mai regalo è stato più azzeccato. Ero curioso di vedere come la Dandini avesse trattato un tema non consueto per chi la conosce (come me) solo attraverso le sue trasmissioni televisive: il giardinaggio.

La lettura del libro mi ha richiamato alla memoria una vecchia storia zen. Una guardia andò un giorno da un maestro di spada e gli chiese di potere divenire suo allievo. Il maestro gli chiese in cosa fosse esperto, in cosa insomma lui fosse già maestro. La guardia disse che non lo era in nulla. Il maestro allora disse che non era possibile. La guardia ci pensò su e poi disse che in effetti una cosa in cui era bravo c’era. Fin da bambino infatti desiderava divenire una guardia e allora si era abituato a pensare alla morte come sempre dietro l’angolo e aveva così superato la paura della morte stessa. Il maestro allora gli disse che lui era già un maestro di spada perché esserlo significava non avere paura della morte e combattere quindi concentrati solo sul momento. La tecnica sarebbe arrivata col tempo.

Vi chiederete cosa c’entri questa storia con il giardinaggio o con Serena Dandini che, di sicuro, non assomiglia a uno spietato e feroce samurai. E invece c’entra e non poco.

Il libro della Dandini infatti non è un manuale di giardinaggio, non spiega come coltivare le piante, le caratteristiche del terreno, le malattie e i parassiti. Non dà nemmeno ricette per concimi dai risultati eccezionali. È piuttosto un trattato filosofico che parte dal giardino come passione e come metafora del mondo per analizzare vizi e virtù della nostra società e degli appassionati del verde. Secondo l’autrice (e secondo me) il giardinaggio può essere una via di riscossa della nostra società verso un mondo migliore e più giusto, verso un sistema dove l’uomo possa vivere in armonia. Per questo l’analisi parte dai giardinieri (famosi e non) e dalle storie di giardino di personaggi storici per giungere a discorsi più generali, sull’economia e l’etica accennando anche alla decrescita felice, unica via di salvezza restata per questo mondo. Insomma, come il maestro della storiella la Dandini ci spiega cosa significa davvero essere giardinieri. La tecnica arriverà…

La Dandini scrive con uno stile leggero ed elegante, non privo di umorismo. Gli argomenti “seri” si alternano al racconto di storie che ci mostrano i personaggi sotto una

Serena Dandini.

luce diversa da come li abbiamo sempre considerati. Scopriamo così che Alessandro Magro amava coltivare fiori e piante e che, nonostante tutto il suo potere, non gli riuscì di imporre all’edera di crescere nei giardini di Babilonia. E così un rampicante diventa il simbolo della vacuità del potere umano. Del resto, come ci dice la Dandini:

Il giardino non è solo un appezzamento dietro casa, ma una metafora ad ampio spettro che coinvolge il mondo che ci circonda.

Anche i vizi dei giardinieri sono spesso lo specchio dello spirito umano. L’autrice ci parla dei piccoli peccati (in cui mi sono riconosciuto completamente) che ogni appassionato fa. Dal voler coltivare ad ogni costo piante non adatte al terreno o al clima di casa nostra, ai piccoli furti di semi o rametti con cui fare talee da giardini privati e parchi pubblici. Quale appassionato non ha staccato un rametto da una pianta dopo essersi accuratamente guardato attorno? Ammettetelo, lo abbiamo fatto tutti. A Londra, al Chelsea Physic Garden, sono stato qualche minuto davanti a una rara peonia che metteva ben in mostra i frutti aperti con tanti bei semi luccicanti. Mi guardavo attorno per cogliere un momento in cui nessuno mi avrebbe visto ma la gente era tanta. Per fortuna Danilo se ne accorse, mi prese per un braccio e dicendo “hai già abbastanza piante sul terrazzo” mi trascinò via evitandomi una figura internazionale!

la rosa Reine des Neiges.

L’umorismo con cui racconta le sue esperienze poi fa scorrere il libro facilmente. Bello, ad esempio, il racconto di come, una volta, ordinò un carico di letame per le sue piante e lo attese trepidante:

In vita mia non ho mai aspettato con tanta trepidazione nessun fidanzato come ho fatto con quel quintale di merda di mucca.

Concludo con una poesia di Palazzeschi, dedicata ai giardini, assai poco conosciuta. Perché il giardino, immagine del mondo e dell’uomo, non può essere esente da erotismo.

Fiori (poesia di Palazzeschi)

No! No! Non più! Basta.

Mio caro, e ci posso far qualcosa io,

se il giglio è pederasta

se puttana è la rosa?

Lesbica è la vaniglia.

E il narciso, quello specchio di candore

si masturba quando è in petto alle signore.

Dio, abbi pietà dell’ultimo tu figlio

aprimi un nascondiglio

fuori dalla natura!



L’Amorphophallus fiorisce in Ohio.

Amorphophallus titanus

In Ohio sta per fiorire un esemplare di Amorphophallus titanus, un’insolita pianta che produce la più grande infiorescenza del mondo. Imparentata con le notissime calle, l’Amorphophallus titanus è una rarità assoluta. La sua elegante infiorescenza ha colori sul viola e sul bianco e al centro svetta un grande spadice, lungo anche tre metri, che ben le fa meritare il suo nome!

Non è però l’eleganza estetica dell’infiorescenza a regalarle la sua fama. Essa infatti deriva soprattutto dal difetto che il fiore si porta addosso. Per richiamare i coleotteri che la impollinano infatti, la pianta emette un simpaticissimo odore di carogna in decomposizione che la rende, di fatto, inavvicinabile. Eppure ogni fioritura è meta di pellegrinaggio per molti appassionati di botanica e giardinaggio. Se non fosse così lontana andrei volentieri anche io. Del resto sopportare un po’ di puzza val bene uno spettacolo simile!

Coltivarla purtroppo non è impresa facile. Si tratta di una bulbosa tropicale che necessita un ambiente riproducibile solo in serra. È reperibile con difficoltà anche se su internet si trovano i semi e i cormi. Visitate il sito Tindara. Vendono per corrispondenza anche la nostra cara puzzona. Esistono comunque altre specie di questo genere (più semplici da trovare e che richiedono meno spazio) tra cui segnalo

Amorphophallus konjac.

Amorphophallus konjac, usata anche nella produzione di una gelatina alimentare e proveniente dall’Asia tropicale.

Le piante del genere Amorphophallus hanno tutte bene o male il cattivo odore di putrefazione (durante la fioritura) e sono quindi consigliate solo a veri appassionati!



Il mio bonsai di Forsythia.
marzo 12, 2011, 5:15 pm
Filed under: specie, tecniche | Tag: , , , ,

 

il bonsai fiorito, 11 marzo 2011.

La Forsythia è una pianta arbustiva con portamento cespuglioso a volte disordinato e con un indubbio fascino un po’ selvaggio. Raggiunge il suo massimo splendore a marzo, quando i rami nudi si ricoprono di innumerevoli fiori gialli che con la loro allegria annunciano l’arrivo imminente della primavera.

Come bonsai questa pianta è decisamente sottovalutata e poco conosciuta. Mi è capitato di leggere su riviste specializzate articoli a riguardo ma si tratta comunque di casi rari e certo non paragonabili all’interesse dedicato ad altre specie come i Prunus, i Pinus, gli Juniperus…

Sul mio terrazzo ho un bonsai di Forsythia, forse non bellissimo, ma opera mia. Sono partito anni fa con una talea (metodo con cui questa specie si riproduce molto facilmente). Per un paio di anni l’ho lasciata in un grosso vaso affinché crescesse e si rafforzasse creando un tronco di una certa entità. La Forsythia sviluppa molti ricacci alla base essendo un arbusto. Per tal ragione nei primi due anni ho dovuto eliminarli costantemente appena comparivano per poter sviluppare il tronco unico. I rami che crescevano in alto invece li ho lasciati crescere come meglio credevano.

Appena si fu sviluppata a sufficienza, decisi di trapiantarla in un vaso basso, una banale ciotola per gerani, per cominciare i lavori più raffinati di impostazione. Ebbi una gradita sorpresa nel momento in cui la dissotterrai: le radici avevano costituito una base grossa e intricata che poteva benissimo divenire il tronco del bonsai. Accorciai quindi il tronco fino quasi a reciderlo completamente e trapiantai l’esemplare lasciando scoperta la parte superiore delle radici e togliendo le piccole radici nuove che spuntavano dalla base del tronco. La pianta attecchì facilmente e sviluppò molti ricacci.

Negli anni successivi, attraverso la potatura, impostai la chioma dell’alberello scegliendo uno sviluppo dall’estetica armonica e leggera. Intervenni con diverse potature

le radici affioranti che formano la base attuale della pianta, foto del 4 marzo 2011.

all’anno perché il vigore tipico della Forsythia imponeva cure continue per mantenere l’ordine della vegetazione. Lasciandola a se stessa sarebbe divenuta troppo vigorosa e i rami si sarebbero presentati troppo grossi e tozzi.

E proprio per questo in quegli anni il mio bonsai non fiorì! Solo due anni fa fece un fiore, singolo e triste, sulla punta di un ramo. Il motivo era semplice: la Forsythia fiorisce sul ramo dell’anno prima. Se si pota troppo tardi (dopo giugno) la pianta non riesce a formare boccioli. Il suo vigore mi imponeva però di potare anche a luglio e perfino ad agosto!

Fatta la ramificazione dovetti risolvere il problema della fioritura. un bonsai di Forsythia che non fiorisce è un fallimento. La soluzione fu semplice. Bastò metterla in un vaso più piccolo, di dimensioni adeguate per quel bonsai. Riducendo lo spazio per le radici e ben calibrando le concimazioni sono riuscito a ridurre il vigore ottenendo una crescita armonica e di conseguenza una bella fioritura. ora poto solo in aprile, dopo la fioritura, e do una sistemata eventuale a fine maggio.

Come concime uso banalissimi NPK. Di solito uso a inizio primavera un concime con più alto tasso d’azoto e passo da maggio in avanti a uno con maggior tenore di fosforo e potassio. Diluisco maggiormente il concime rispetto alle dosi indicate. Trattandosi di bonsai non si vuole ottenere un rigoglio eccessivo e concimo una volta ogni quindici giorni. In luglio e agosto poi sospendo le concimazioni e ne faccio una leggera a inizio settembre. In inverno non è necessario concimare perché la pianta è dormiente. Va comunque bagnata se il terreno è secco. Fate attenzione però a bagnare quando c’è il sole in modo che l’acqua non crei un blocco di ghiaccio ma abbia modo di defluire prima di gelare.

 

la parte alta della ramificazione, 4 marzo 2011.

La Forsythia non ha grandi esigenze di terreno. Io uso terriccio a base di torba magari aggiungendo della sabbia o della terra da giardino. Esistono i terricci appositi da bonsai come l’akadama, ma essendo molto drenanti esigono cure assidue che non sempre la nostra vita ci permette. Nel caso della Forsythia poi, che è pianta davvero rustica e facile, non se ne sente proprio la necessità.

Nelle foto vedete il mio bonsai. Non è ancora ultimato (sempre che si possa parlare di fine riguardo a un bonsai) ma va ancora sistemato. Noterete sicuramente un paio di rami disarmonici che vanno eliminati (lo farò nei prossimi giorni). Li ho lasciati per far ingrossare i rami principali. Anche il vaso non è proprio il massimo. Finora ho utilizzato una vaschetta di quelle del gelato confezionato. È bastato fare un buco sul fondo per renderla più che adatta allo scopo. Presto cercherò un vaso esteticamente più valido perché ora se lo merita davvero!



Un interessante documentario sulla permacultura.
marzo 9, 2011, 5:38 pm
Filed under: tecniche, video | Tag: , , , ,

Da sempre siamo abituati alla “fatica dei campi” e al duro lavoro che l’agricoltura comporta. Siamo anche abituati a pensare che per coltivare servano grandi mezzi come trattori e concimi e prodotti antiparassitari. E se non fosse così?

La permacultura è una tecnica d’avanguardia che parte dalla considerazione che la terra è amica e non rivale nel raggiungimento degli scopi dell’agricoltore. Osservando la natura ci si rende conto di come gli ecosistemi naturali funzionino senza bisogno di interventi umani. Se costruiamo le colture sulla base delle regole naturali possiamo quindi avere prodotti senza bisogno di concimare, di trattare e di lavorare il terreno. Diverse sperimentazioni hanno dimostrato che la permacultura può rendere quanto l’agricoltura tradizionale senza però averne le spese e i difetti.

Nel video che vi presento si parla proprio di questo. Si parte dalla necessità sempre più impellente di uscire dalla schiavitù del petrolio a cui l’agricoltura tradizionale è ormai sottomessa. Ricordiamo infatti che non solo le macchine funzionano con i derivati del petrolio ma anche i concimi chimici e i prodotti fitosanitari sono suoi derivati. La permacultura offre così un’alternativa di cui prendere coscienza e da applicare al più presto. Si tratta di rivoluzionare le tecniche ma anche la nostra cultura per avere un mondo migliore e risolvere un problema che non si può più ignorare.

Ne parleremo ancora magari in riferimento a come strutturare il nostro orto secondo questa nuova visione. Per ora godetevi il documentario. È un po’ lungo e in inglese (con sottotitoli in italiano) ma ne vale davvero la pena.



Belle e buone!

 

basilico rosso.

Molte piante aromatiche, utili in cucina e belle d’aspetto, sono facilmente coltivabili anche sul terrazzo in vaso. Alcune di queste sono annuali e andranno quindi ripiantate ogni primavera. Altre sono invece perenni.

Tra le annuali sicuramente le più diffuse e utili sono basilico e prezzemolo. Si trovano entrambe in vivaio già pronte per il trapianto, oppure se ne trovano i semi in bustina.

Il basilico è pianta originaria della Persia ma largamente coltivata da noi fin dall’antichità. Come dicevamo è un’annuale e ne esistono diverse varietà. Da un punto di vista culinario non c’è grande differenza tra le diverse cultivar. La differenza è più che altro estetica. A seconda della varietà infatti le foglie sono più o meno grandi e più o meno bollose. Esiste inoltre il basilico rosso. Si tratta di alcune varietà di selezione abbastanza recente che presentano foglie molto scure e violacee. Danno sicuramente un tocco d’eleganza e raffinatezza estetica all’orto ma sono meno profumate del tradizionale basilico verde.

Il prezzemolo è una piantina abbastanza piccola, utilizzata per arricchire carni e pesce. Anche qui troviamo molte varietà. Segnalo il prezzemolo riccio dalle foglie baroccheggianti. Oltre ad essere buono è esteticamente apprezzabile.

Basilico e prezzemolo si coltivano invaso senza problemi. Non richiedono terreni particolari. Andrà benissimo la terra

prezzemolo riccio.

del giardino o del comune terriccio per fiori. È utile concimarli con un concime NPK per piante verdi al fine di avere una produzione abbondante di foglie saporite. Se comprate queste piante in vaso al supermercato o in vivaio, trapiantatele subito in un vaso più ampio e non molto profondo (una ciotola o una cassettina da gerani) dividendo il ceppo in almeno tre o quattro parti. In questi vasetti che si acquistano infatti non ci sono piante singole ma diverse piantine che è meglio diradare. Una volta piantate bagnatele e aspettate che attecchiscano prima di concimarle e prima di utilizzarne le foglie. Capirete che stanno attecchendo quando cominceranno a crescere.

Tra le piante aromatiche perenni che possiamo coltivare sul terrazzo vanno sicuramente segnalate la menta, la salvia, il rosmarino, il timo, la maggiorana e la ruta.

Salvia e rosmarino sono arbusti. Della salvia abbiamo già parlato e vi rimando ai post sull’argomento. Il rosmarino è una pianta legnosa che può raggiungere anche dimensioni ragguardevoli. Se lo coltiviamo in vaso va potato in primavera in modo da rinnovare la vegetazione e contenere le dimensioni. Se non lo si pota la vegetazione invecchierà e regredirà per la mancanza di spazio. La potatura lo mantiene invece sempre giovane. Si riproduce facilmente da talea. Vi basterà “rubare” un rametto dalla pianta di un amico e piantarlo direttamente in un vasetto con della terra. Tenetelo bagnato ed emetterà presto radici. Per il rosmarino è meglio utilizzare un terriccio ben drenante perché si tratta di una pianta della macchia mediterranea, adatta quindi a terreni siccitosi. Al comune terriccio da giardino mischiate quindi una certa quantità di sabbia vagliata da muratore e magari di giaietto di piccolo calibro (tipo quello che si usa per fare i vialetti). Una buona proporzione potrebbe essere: una parte di ghiaietto, una di sabbia vagliata e tre di terriccio.

 

rosmarino.

Esistono diverse varietà di rosmarino. Differiscono per le dimensioni e per il portamento. Esistono varietà cespugliose e varietà striscianti, adatte anche per decorare giardini rocciosi. Per gli appassionati poi segnalo che esistono varietà con fiori di colore bianco e rosa. Il rosmarino comunemente coltivato ha invece fiori azzurri o viola.

Il timo è pianta dalle dimensioni molto contenute e non necessita di potature. Non ama la troppa umidità e necessita quindi di un buon drenaggio. Il terriccio consigliato per il rosmarino andrà benissimo. La maggiorana è una pianta strettamente imparentata con il timo e potrà essere coltivata nello stesso modo. Considerate che dando a queste piante le giuste condizioni di vita si otterrà un profumo eccezionale.

La menta è forse la più facile da coltivare. Ne esistono centinaia di varietà che differiscono molto anche nel profumo e non solo nell’aspetto. Le più diffuse sono la menta acquatica e la piperita. Personalmente preferisco la prima perché ha un sapore più fresco mentre la piperita ha un retrogusto amarognolo che non mi convince. Assicuratevi che il profumo vi sia congeniale quindi prima di acquistare una o l’altra delle varietà. Anche la menta si riproduce facilmente da talea. Basta prendere un ramo o un rizoma e interrarlo e avrete la vostra pianta. Ne scriveremo più dettagliatamente in seguito.

La ruta è un piccolo arbusto semilegnoso. Ha foglie composte dal colore azzurrognolo e fiori gialli. Ha un sapore fresco

ruta.

e molto buono. È una pianta sottovalutata dalla nostra cucina ma molto utilizzata altrove. Sperimentatela! Si trova abbastanza facilmente nei vivai anche se non è diffusissima. Se conoscete qualcuno che ce l’ha fatevi regalare un rametto e riproducetela da talea. Non richiede terreni particolari.

Infine vi segnalo un’altra erba molto sottovalutata: l’erba cipollina. È un’erba strettamente imparentata con agli e cipolle, bulbosa. Da bulbi molto piccoli (poco più grandi di un nocciolo di ciliegia) si sviluppano foglie filiformi che possono essere usate nel sugo o anche mangiate fresche insieme all’insalata. Sa di cipolla. In commercio ne esistono varietà coltivate dal sapore delicato, ma se amate i gusti forti potete usare quella selvatica che è diffusa nei nostri prati. L’erba cipollina è perenne e va diradata ogni tanto perché i bulbi si moltiplicano. Piantate i bulbi

erba cipollina.

singolarmente a una distanza di due o tre centimetri uno dall’altro in un vaso basso e diradateli quando le piantine saranno troppo fitte. Solitamente si dirada una volta ogni tre o quattro anni. Essendo una bulbosa è meglio concimarla con un concime NPK con percentuale di fosforo e potassio più alta dell’azoto, usando invece un concime ad alto contenuto d’azoto solo per la prima concimazione primaverile.

Buon lavoro a tutti!

 



Chaenomeles spp.
febbraio 26, 2011, 2:35 pm
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frutti di Chaenomeles japonica.

fiori di Chaenomeles japonica.

Si avvicina la primavera e si riprendono i lavori con le piante. in questi giorni ho pulito e sistemato la lavanda e le rose che ho sul terrazzo e oggi mi sono dato alla semina. Ho “rubato” dal giardino di mio zio un frutto di Chaenomeles japonica per estrarne i semi. Ne conteneva quindici, tutti belli. Alla prova dell’acqua sono andati tutti a fondo dimostrando di essere validi per la semina.

Come substrato ho usato del terriccio per tappeti erbosi, una miscela di torba e sabbia. Si può usare però un terriccio qualunque essendo il Chaenomeles una pianta abbastanza rustica e adattabile. Andrebbe benissimo anche la terra del giardino.

Il genere Chaenomeles è composto da arbusti molto decorativi, dal portamento tondeggiante, che in primavera si riempiono di fiori semplici di colore bianco, rosa, rosso o arancione. Ai fiori seguono i frutti molto simili a delle mele ma non commestibili (oddio, non sono velenosi ma non credo abbiano un gran buon sapore). L’effetto decorativo di fiori è frutti è sicuro. Tra le specie più note ci sono C. speciosa, C. japonica, C. lagenaria. Sono molto simili tra loro e difficili da distinguere.

Il Chaenomeles è molto usato anche come pianta da bonsai. Ci sono molti esempi di splendidi bonsai di questa pianta che trovano nella fioritura il loro punto di maggior bellezza.

La riproduzione può avvenire per talea o divisione ma anche la semina dà ottimi risultati. Le nuove piantine infatti fioriscono presto e i fiori, essendo semplici, sono ben

semi di Chaenomeles japonica.

formati. Unica incertezza della semina è il colore del fiore che potrebbe essere differente da quello della pianta madre. Un po’ di incertezza però aumenta il fascino del metodo della riproduzione da seme! Per il metodo della semina in vaso vi rimando invece al mio video sull’argomento.

Il Chaenomeles non ha particolari malattie. Essendo una rosacea può essere attaccato da oidio, ticchiolatura e afidi, tutte malattie semplici da curare e non letali. Vi rimando agli appositi post per la cura delle stesse.

Una pianta consigliata.