Soccorso Verde


Belle e buone!

 

basilico rosso.

Molte piante aromatiche, utili in cucina e belle d’aspetto, sono facilmente coltivabili anche sul terrazzo in vaso. Alcune di queste sono annuali e andranno quindi ripiantate ogni primavera. Altre sono invece perenni.

Tra le annuali sicuramente le più diffuse e utili sono basilico e prezzemolo. Si trovano entrambe in vivaio già pronte per il trapianto, oppure se ne trovano i semi in bustina.

Il basilico è pianta originaria della Persia ma largamente coltivata da noi fin dall’antichità. Come dicevamo è un’annuale e ne esistono diverse varietà. Da un punto di vista culinario non c’è grande differenza tra le diverse cultivar. La differenza è più che altro estetica. A seconda della varietà infatti le foglie sono più o meno grandi e più o meno bollose. Esiste inoltre il basilico rosso. Si tratta di alcune varietà di selezione abbastanza recente che presentano foglie molto scure e violacee. Danno sicuramente un tocco d’eleganza e raffinatezza estetica all’orto ma sono meno profumate del tradizionale basilico verde.

Il prezzemolo è una piantina abbastanza piccola, utilizzata per arricchire carni e pesce. Anche qui troviamo molte varietà. Segnalo il prezzemolo riccio dalle foglie baroccheggianti. Oltre ad essere buono è esteticamente apprezzabile.

Basilico e prezzemolo si coltivano invaso senza problemi. Non richiedono terreni particolari. Andrà benissimo la terra

prezzemolo riccio.

del giardino o del comune terriccio per fiori. È utile concimarli con un concime NPK per piante verdi al fine di avere una produzione abbondante di foglie saporite. Se comprate queste piante in vaso al supermercato o in vivaio, trapiantatele subito in un vaso più ampio e non molto profondo (una ciotola o una cassettina da gerani) dividendo il ceppo in almeno tre o quattro parti. In questi vasetti che si acquistano infatti non ci sono piante singole ma diverse piantine che è meglio diradare. Una volta piantate bagnatele e aspettate che attecchiscano prima di concimarle e prima di utilizzarne le foglie. Capirete che stanno attecchendo quando cominceranno a crescere.

Tra le piante aromatiche perenni che possiamo coltivare sul terrazzo vanno sicuramente segnalate la menta, la salvia, il rosmarino, il timo, la maggiorana e la ruta.

Salvia e rosmarino sono arbusti. Della salvia abbiamo già parlato e vi rimando ai post sull’argomento. Il rosmarino è una pianta legnosa che può raggiungere anche dimensioni ragguardevoli. Se lo coltiviamo in vaso va potato in primavera in modo da rinnovare la vegetazione e contenere le dimensioni. Se non lo si pota la vegetazione invecchierà e regredirà per la mancanza di spazio. La potatura lo mantiene invece sempre giovane. Si riproduce facilmente da talea. Vi basterà “rubare” un rametto dalla pianta di un amico e piantarlo direttamente in un vasetto con della terra. Tenetelo bagnato ed emetterà presto radici. Per il rosmarino è meglio utilizzare un terriccio ben drenante perché si tratta di una pianta della macchia mediterranea, adatta quindi a terreni siccitosi. Al comune terriccio da giardino mischiate quindi una certa quantità di sabbia vagliata da muratore e magari di giaietto di piccolo calibro (tipo quello che si usa per fare i vialetti). Una buona proporzione potrebbe essere: una parte di ghiaietto, una di sabbia vagliata e tre di terriccio.

 

rosmarino.

Esistono diverse varietà di rosmarino. Differiscono per le dimensioni e per il portamento. Esistono varietà cespugliose e varietà striscianti, adatte anche per decorare giardini rocciosi. Per gli appassionati poi segnalo che esistono varietà con fiori di colore bianco e rosa. Il rosmarino comunemente coltivato ha invece fiori azzurri o viola.

Il timo è pianta dalle dimensioni molto contenute e non necessita di potature. Non ama la troppa umidità e necessita quindi di un buon drenaggio. Il terriccio consigliato per il rosmarino andrà benissimo. La maggiorana è una pianta strettamente imparentata con il timo e potrà essere coltivata nello stesso modo. Considerate che dando a queste piante le giuste condizioni di vita si otterrà un profumo eccezionale.

La menta è forse la più facile da coltivare. Ne esistono centinaia di varietà che differiscono molto anche nel profumo e non solo nell’aspetto. Le più diffuse sono la menta acquatica e la piperita. Personalmente preferisco la prima perché ha un sapore più fresco mentre la piperita ha un retrogusto amarognolo che non mi convince. Assicuratevi che il profumo vi sia congeniale quindi prima di acquistare una o l’altra delle varietà. Anche la menta si riproduce facilmente da talea. Basta prendere un ramo o un rizoma e interrarlo e avrete la vostra pianta. Ne scriveremo più dettagliatamente in seguito.

La ruta è un piccolo arbusto semilegnoso. Ha foglie composte dal colore azzurrognolo e fiori gialli. Ha un sapore fresco

ruta.

e molto buono. È una pianta sottovalutata dalla nostra cucina ma molto utilizzata altrove. Sperimentatela! Si trova abbastanza facilmente nei vivai anche se non è diffusissima. Se conoscete qualcuno che ce l’ha fatevi regalare un rametto e riproducetela da talea. Non richiede terreni particolari.

Infine vi segnalo un’altra erba molto sottovalutata: l’erba cipollina. È un’erba strettamente imparentata con agli e cipolle, bulbosa. Da bulbi molto piccoli (poco più grandi di un nocciolo di ciliegia) si sviluppano foglie filiformi che possono essere usate nel sugo o anche mangiate fresche insieme all’insalata. Sa di cipolla. In commercio ne esistono varietà coltivate dal sapore delicato, ma se amate i gusti forti potete usare quella selvatica che è diffusa nei nostri prati. L’erba cipollina è perenne e va diradata ogni tanto perché i bulbi si moltiplicano. Piantate i bulbi

erba cipollina.

singolarmente a una distanza di due o tre centimetri uno dall’altro in un vaso basso e diradateli quando le piantine saranno troppo fitte. Solitamente si dirada una volta ogni tre o quattro anni. Essendo una bulbosa è meglio concimarla con un concime NPK con percentuale di fosforo e potassio più alta dell’azoto, usando invece un concime ad alto contenuto d’azoto solo per la prima concimazione primaverile.

Buon lavoro a tutti!

 



Il guado.

Il guado o gualdo è una pianta antica, usata per secoli per ricavare una tinta blu per le stoffe. Originaria dell’Asia, essa è conosciuta in Europa fin dai tempi dell’antica Roma e veniva coltivata sia per ricavare la tinta sia per le sue facoltà antisettiche. L’Isatis tinctoria (questo il nome scientifico della pianta) contiene nelle foglie lo stesso principio colorante dell’indaco ma in quantità minore. Anche per questo fu sostituita dall’indaco stesso circa due secoli fa, quando i commerci e i viaggi furono sufficientemente agevoli e sviluppati da importare l’indaco dall’oriente a un costo relativamente basso. Le tinte sintetiche diedero poi il colpo di grazia a questa coltivazione che fu abbandonata del tutto. La pianta però restò in Europa e anche in Italia inselvatichendosi.

L’Isatis tinctoria è della famiglia delle crucifere, parente quindi della colza, dei cavoli, dei rapanelli. È una pianta biennale. Il primo anno di vita sviluppa una rosetta basale di foglie tra il verde e l’azzurro, ovali e pelose e una radice a fittone. Il secondo anno dalla rosetta basale si sviluppano gli steli fiorali che portano capolini di piccoli fiori gialli con quattro petali che si trasformeranno poi in semi. La pianta, dopo aver maturato i semi, muore.

Oggi coltivarla può essere un interessante esperimento. Potreste divertirvi a ricavare la tinta dalle foglie e a tingere le vostre magliette. Il procedimento è un po’ complicato ma realizzabile da tutti. Prendete le foglie del guado, mettetele in acqua dopo averle tagliate a pezzettoni e lasciatele macerare per un giorno o due. Fate bollire il tutto, togliete le foglie e rimestate poi con forza, più volte nel giro di qualche ora in modo da far prendere ossigeno all’acqua. Le foglie rilasciano una sostanza detta indacano, trasparente e solubile in acqua. A contatto con l’ossigeno l’indacano si ossida. L’ossido, ovvero l’indaco, non è solubile e precipita quindi sul fondo del contenitore. In questo modo otterrete una polvere blu che sarà la base delle vostre tinture.

Per tingere prendete l’indaco, mettetelo in acqua e fatelo bollire. Attenzione però! la pentola deve essere stagnata, altrimenti dovrete aggiungere un pezzo di stagno nell’acqua di bollitura (meglio se è acqua distillata). Come dicevamo l’indaco non è solubile. Lo stagno, che ha potere riducente, “disossida” l’indaco trasformandolo nuovamente in indacano. Una volta trasformato tutto vedrete sparire la vostra polvere e divenire l’acqua trasparente. Intingeteci la maglietta , fate penetrare bene l’acqua nelle fibre e tiratela poi fuori. Mettetela all’aria e la sostanza si riossiderà tingendo di blu la vostra maglietta. Se non c’è lo stagno l’indaco non si riduce e rimane solo sulla superficie delle fibre. Al primo lavaggio se ne va. Solo nel modo che vi ho descritto potete usarlo senza problemi.

Coltivare il guado è semplice. Si semina in primavera e si distanziano poi le piante di una trentina di centimetri l’una al momento del diradamento o dell’impianto in piena terra. Se volete tenerla in vaso sul terrazzo considerate che per svilupparsi bene dovrete fornirle un buon vaso (una ventina di centimetri di diametro), un terriccio morbido e ricco e dovrete tenerla concimata (un normale concime per piante verdi va benissimo). Se invece volete coltivarlo nell’orto preparate il terreno l’autunno precedente la semina vangando in profondità e aggiungendo del buon concime organico come compost vegetale o letame maturo. Seminate in una seminiera e piantate poi le piantine appena avranno due o tre foglioline. Tenete presente il fatto che il guado è parente di alcuni ortaggi come il cavolo o il rapanello essendo della famiglia delle crucifere. Non piantatelo quindi in una parcella che l’anno precedente ha ospitato questi ortaggi. La continua presenza di crucifere può far arrivare parassiti indesiderati. Lasciate anche le zolle della vangatura scoperte in inverno in modo che prendano le gelate. Livellate e rastrellate solo prima di piantare.

La riproduzione del guado avviene per semina. Trovare i semi non è cosa semplicissima. Io ho impiegato quasi due anni per trovare un piantina. L’ho poi trovata per caso, parlando con una signora che ho conosciuto per tutt’altro motivo, ho scoperto che era appassionata di tinture naturali e che aveva il guado nell’orto.  Un grazie quindi alla signora Annamaria. Mi ha regalato una piantina e segnalato un sito dove trovare i semi, l’unico che io conosca. È un sito francese specializzato in piante tintorie, lo trovate qui.