Soccorso Verde


L’Amorphophallus fiorisce in Ohio.

Amorphophallus titanus

In Ohio sta per fiorire un esemplare di Amorphophallus titanus, un’insolita pianta che produce la più grande infiorescenza del mondo. Imparentata con le notissime calle, l’Amorphophallus titanus è una rarità assoluta. La sua elegante infiorescenza ha colori sul viola e sul bianco e al centro svetta un grande spadice, lungo anche tre metri, che ben le fa meritare il suo nome!

Non è però l’eleganza estetica dell’infiorescenza a regalarle la sua fama. Essa infatti deriva soprattutto dal difetto che il fiore si porta addosso. Per richiamare i coleotteri che la impollinano infatti, la pianta emette un simpaticissimo odore di carogna in decomposizione che la rende, di fatto, inavvicinabile. Eppure ogni fioritura è meta di pellegrinaggio per molti appassionati di botanica e giardinaggio. Se non fosse così lontana andrei volentieri anche io. Del resto sopportare un po’ di puzza val bene uno spettacolo simile!

Coltivarla purtroppo non è impresa facile. Si tratta di una bulbosa tropicale che necessita un ambiente riproducibile solo in serra. È reperibile con difficoltà anche se su internet si trovano i semi e i cormi. Visitate il sito Tindara. Vendono per corrispondenza anche la nostra cara puzzona. Esistono comunque altre specie di questo genere (più semplici da trovare e che richiedono meno spazio) tra cui segnalo

Amorphophallus konjac.

Amorphophallus konjac, usata anche nella produzione di una gelatina alimentare e proveniente dall’Asia tropicale.

Le piante del genere Amorphophallus hanno tutte bene o male il cattivo odore di putrefazione (durante la fioritura) e sono quindi consigliate solo a veri appassionati!



Il mio bonsai di Forsythia.
marzo 12, 2011, 5:15 pm
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il bonsai fiorito, 11 marzo 2011.

La Forsythia è una pianta arbustiva con portamento cespuglioso a volte disordinato e con un indubbio fascino un po’ selvaggio. Raggiunge il suo massimo splendore a marzo, quando i rami nudi si ricoprono di innumerevoli fiori gialli che con la loro allegria annunciano l’arrivo imminente della primavera.

Come bonsai questa pianta è decisamente sottovalutata e poco conosciuta. Mi è capitato di leggere su riviste specializzate articoli a riguardo ma si tratta comunque di casi rari e certo non paragonabili all’interesse dedicato ad altre specie come i Prunus, i Pinus, gli Juniperus…

Sul mio terrazzo ho un bonsai di Forsythia, forse non bellissimo, ma opera mia. Sono partito anni fa con una talea (metodo con cui questa specie si riproduce molto facilmente). Per un paio di anni l’ho lasciata in un grosso vaso affinché crescesse e si rafforzasse creando un tronco di una certa entità. La Forsythia sviluppa molti ricacci alla base essendo un arbusto. Per tal ragione nei primi due anni ho dovuto eliminarli costantemente appena comparivano per poter sviluppare il tronco unico. I rami che crescevano in alto invece li ho lasciati crescere come meglio credevano.

Appena si fu sviluppata a sufficienza, decisi di trapiantarla in un vaso basso, una banale ciotola per gerani, per cominciare i lavori più raffinati di impostazione. Ebbi una gradita sorpresa nel momento in cui la dissotterrai: le radici avevano costituito una base grossa e intricata che poteva benissimo divenire il tronco del bonsai. Accorciai quindi il tronco fino quasi a reciderlo completamente e trapiantai l’esemplare lasciando scoperta la parte superiore delle radici e togliendo le piccole radici nuove che spuntavano dalla base del tronco. La pianta attecchì facilmente e sviluppò molti ricacci.

Negli anni successivi, attraverso la potatura, impostai la chioma dell’alberello scegliendo uno sviluppo dall’estetica armonica e leggera. Intervenni con diverse potature

le radici affioranti che formano la base attuale della pianta, foto del 4 marzo 2011.

all’anno perché il vigore tipico della Forsythia imponeva cure continue per mantenere l’ordine della vegetazione. Lasciandola a se stessa sarebbe divenuta troppo vigorosa e i rami si sarebbero presentati troppo grossi e tozzi.

E proprio per questo in quegli anni il mio bonsai non fiorì! Solo due anni fa fece un fiore, singolo e triste, sulla punta di un ramo. Il motivo era semplice: la Forsythia fiorisce sul ramo dell’anno prima. Se si pota troppo tardi (dopo giugno) la pianta non riesce a formare boccioli. Il suo vigore mi imponeva però di potare anche a luglio e perfino ad agosto!

Fatta la ramificazione dovetti risolvere il problema della fioritura. un bonsai di Forsythia che non fiorisce è un fallimento. La soluzione fu semplice. Bastò metterla in un vaso più piccolo, di dimensioni adeguate per quel bonsai. Riducendo lo spazio per le radici e ben calibrando le concimazioni sono riuscito a ridurre il vigore ottenendo una crescita armonica e di conseguenza una bella fioritura. ora poto solo in aprile, dopo la fioritura, e do una sistemata eventuale a fine maggio.

Come concime uso banalissimi NPK. Di solito uso a inizio primavera un concime con più alto tasso d’azoto e passo da maggio in avanti a uno con maggior tenore di fosforo e potassio. Diluisco maggiormente il concime rispetto alle dosi indicate. Trattandosi di bonsai non si vuole ottenere un rigoglio eccessivo e concimo una volta ogni quindici giorni. In luglio e agosto poi sospendo le concimazioni e ne faccio una leggera a inizio settembre. In inverno non è necessario concimare perché la pianta è dormiente. Va comunque bagnata se il terreno è secco. Fate attenzione però a bagnare quando c’è il sole in modo che l’acqua non crei un blocco di ghiaccio ma abbia modo di defluire prima di gelare.

 

la parte alta della ramificazione, 4 marzo 2011.

La Forsythia non ha grandi esigenze di terreno. Io uso terriccio a base di torba magari aggiungendo della sabbia o della terra da giardino. Esistono i terricci appositi da bonsai come l’akadama, ma essendo molto drenanti esigono cure assidue che non sempre la nostra vita ci permette. Nel caso della Forsythia poi, che è pianta davvero rustica e facile, non se ne sente proprio la necessità.

Nelle foto vedete il mio bonsai. Non è ancora ultimato (sempre che si possa parlare di fine riguardo a un bonsai) ma va ancora sistemato. Noterete sicuramente un paio di rami disarmonici che vanno eliminati (lo farò nei prossimi giorni). Li ho lasciati per far ingrossare i rami principali. Anche il vaso non è proprio il massimo. Finora ho utilizzato una vaschetta di quelle del gelato confezionato. È bastato fare un buco sul fondo per renderla più che adatta allo scopo. Presto cercherò un vaso esteticamente più valido perché ora se lo merita davvero!



Chaenomeles spp.
febbraio 26, 2011, 2:35 pm
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frutti di Chaenomeles japonica.

fiori di Chaenomeles japonica.

Si avvicina la primavera e si riprendono i lavori con le piante. in questi giorni ho pulito e sistemato la lavanda e le rose che ho sul terrazzo e oggi mi sono dato alla semina. Ho “rubato” dal giardino di mio zio un frutto di Chaenomeles japonica per estrarne i semi. Ne conteneva quindici, tutti belli. Alla prova dell’acqua sono andati tutti a fondo dimostrando di essere validi per la semina.

Come substrato ho usato del terriccio per tappeti erbosi, una miscela di torba e sabbia. Si può usare però un terriccio qualunque essendo il Chaenomeles una pianta abbastanza rustica e adattabile. Andrebbe benissimo anche la terra del giardino.

Il genere Chaenomeles è composto da arbusti molto decorativi, dal portamento tondeggiante, che in primavera si riempiono di fiori semplici di colore bianco, rosa, rosso o arancione. Ai fiori seguono i frutti molto simili a delle mele ma non commestibili (oddio, non sono velenosi ma non credo abbiano un gran buon sapore). L’effetto decorativo di fiori è frutti è sicuro. Tra le specie più note ci sono C. speciosa, C. japonica, C. lagenaria. Sono molto simili tra loro e difficili da distinguere.

Il Chaenomeles è molto usato anche come pianta da bonsai. Ci sono molti esempi di splendidi bonsai di questa pianta che trovano nella fioritura il loro punto di maggior bellezza.

La riproduzione può avvenire per talea o divisione ma anche la semina dà ottimi risultati. Le nuove piantine infatti fioriscono presto e i fiori, essendo semplici, sono ben

semi di Chaenomeles japonica.

formati. Unica incertezza della semina è il colore del fiore che potrebbe essere differente da quello della pianta madre. Un po’ di incertezza però aumenta il fascino del metodo della riproduzione da seme! Per il metodo della semina in vaso vi rimando invece al mio video sull’argomento.

Il Chaenomeles non ha particolari malattie. Essendo una rosacea può essere attaccato da oidio, ticchiolatura e afidi, tutte malattie semplici da curare e non letali. Vi rimando agli appositi post per la cura delle stesse.

Una pianta consigliata.



Gli afidi.
gennaio 19, 2011, 3:47 pm
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afidi sulla pagina inferiore di una foglia di salvia

Gli afidi sono insetti parassiti che si nutrono della linfa elaborata delle piante. Si tratta di animali molto comuni. Popolarmente chiamati “pidocchi delle piante” sono caratterizzati da una riproduzione assai veloce e prolifica dal particolare meccanismo. In primavera infatti le uova e si schiudono e ne nascono solo femmine. Queste cominciano a riprodursi per partenogenesi (partorendo cioè dei cloni di sé stesse) molto velocemente. Solo in autunno, col calare delle temperature nascono dei maschi che feconderanno le femmine al fine di produrre uova. Gli insetti adulti non sopravvivono infatti alle temperature invernali mentre le uova sì. Ci sono tre tipi principali di afidi: gli afidi verdi, rossi e neri. Non ci sono differenze sostanziali nel tipo di danno che producono e nei metodi di cura. Solo gli afidi verdi sono più difficili da individuare a causa del loro colore mimetico.

Una caratteristica interessante degli afidi è la loro simbiosi con alcune specie di formiche. Gli afidi sono allevati dalle formiche che li fanno nascere nel formicaio e li portano poi sulle piante. La formica ricava dagli scarti degli afidi una sostanza molto zuccherina della quale si nutre.

L’attacco degli afidi può provocare deformazioni su rametti verdi e foglie. Le foglie in particolare risultano arricciate

una formica mentre cura il suo "gregge" di afidi.

su sé stesse.

Curare le piante attaccate dagli afidi è semplice. Esistono moltissimi prodotti chimici, sia di copertura sia sistemici. In particolare consiglio Confidor, a base di imidacloprid che va a interferire col sistema nervoso degli insetti uccidendoli. È un prodotto sistemico da usarsi in dosi di 0,5 – 1 ml per litro d’acqua. Si può usare sia per via radicale che fogliare. L’effetto durerà per sette giorni, ma se lo usate su piante da frutto o su verdure è meglio aspettare di più prima di mangiare i prodotti. Nel caso del melo, ad esempio, rimangono tracce per 50 giorni.

Ci sono poi metodi biologici. Ottimo è il decotto d’ortica. Si mettono delle foglie d’ortica in acqua fredda (abbondate con le dosi), si fa bollire e quando giunge ad ebollizione si spegne e si lascia raffreddare. A quel punto si scola e si usa l’acqua per trattare. Se siete fumatori poi potete usare i mozziconi di sigaretta. Mettete i mozziconi (o il tabacco) in acqua e attendete che l’acqua diventi giallo intenso. Trattate la pianta con questo prodotto. State attenti a che il colore non sia troppo scuro. La nicotina è tossica anche per le piante. Una soluzione troppo concentrata potrebbe arrecare danni. Per lo stesso motivo non va usata per trattamenti radicali ma solo fogliari. Non usate questa soluzione su verdure e frutta. La nicotina permane per molto tempo ed è tossica anche per noi.

 

afidi neri.

Per prevenire la comparsa degli afidi sugli alberi si può usare un trucchetto molto semplice. Si prende del vischio, di quello comunemente usato per catturare i topi, e si fa un anello di vischio sul tronco. Il vischio scivolerà sulla corteccia formando un manicotto appiccicoso che fermerà le formiche impedendo loro di portare gli afidi sulla pianta. Questo non evita completamente la comparsa del parassita. Gli afidi possono comparire ugualmente, ma sicuramente in minore quantità.

Per finire segnalo l’esistenza di un altro tipo di afide, più

afide lanigero.

insidioso, detto afide lanigero che si manifesta come una lanugine bianca sulla pianta. Anche questo si cura con Confidor. È un afide più resistente e più dannoso degli altri. A volte può portare alla morte della pianta.



Le malattie delle Salvia spp.
gennaio 11, 2011, 11:33 am
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foglia di salvia con oidio.

Come tutte le piante anche la salvia soffre di alcune malattie. Importanti da sottolineare sono l’oidio o mal bianco, gli afidi, i lepidotteri e la clorosi. Oltre a queste possono comparire cocciniglie, afide lanigero e altri insetti. Curare queste malattie non è difficile e ci sono diversi modi di guarire le piante e anche per prevenire i mali. Ci sono ottimi prodotti molto funzionali e anche buone soluzioni biologiche. Un discorso particolare va invece fatto per la clorosi. Questo stato di sofferenza è dovuto a una carenza di sostanze nutritive. Solitamente la clorosi si manifesta per carenza di ferro, più raramente per mancanza di manganese o altri microelementi. Basterà quindi tenere opportunamente concimate le nostre piante per evitarla. Nei casi più gravi può manifestarsi con delle deformazioni di foglie e fiori tanto brutte da farvi pensare che le piante siano spacciate. È sufficiente dar loro del ferro perché tutto torni alla normalità.

Poiché le varie malattie sono comuni a molte specie vegetali per la descrizione e i metodi di cura vi rimando ai post che pubblicherò nel prossimo futuro sul tema.



Salvia divinorum.
gennaio 11, 2011, 11:21 am
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Salvia divinorum.

Nel 1939, J. B. Johnson descrisse l’usanza degli sciamani mazatechi (messico) di assumere una pianta detta “Hierba Maria” al fine di avere visioni. Si trattava di Salvia divinorum, una specie di salvia dagli effetti psicotropi.

È una pianta perenne, di grande dimensione (si conoscono esemplari di due metri e più) dalle foglie verdi larghe. Da secoli è usata dagli sciamani messicani della zona di Oaxaca, unico luogo dove essa cresce spontanea. La S. divinorum è un enigma botanico. Si ritiene infatti non si tratti di una specie vera e propria ma di un ibrido in quanto i semi hanno una germinabilità molto bassa (circa il 10%). La pianta viene infatti riprodotta da talea. Le foglie contengono due principi: il Salvinorin A e il Salvinorin B di cui solo il primo è attivo. Recenti ricerche (2002) hanno stabilito la quantità minima di principio attivo necessaria ad avere l’effetto psicotropo (circa 200mcg) stabilendo in modo definitivo che il Salvinorin A è il principio attivo psicotropo più forte che si conosca.

L’assunzione di S. divinorum causa conseguenze fisiche e psichiche. Il Salvinorin A stimola un recettore detto

foglie di Salvia divinorum pronte all'uso.

k-oppioide (KOR) che provoca effetti psicoattivi. Sul fisico si manifestano una grossa difficoltà nella coordinazione dei movimenti e nella parola, un aumento sensibile della sudorazione e in certi casi una lieve ipotermia.

Ho scritto questo post perché ritengo giusto segnalare anche l’esistenza di specie e varietà così “particolari” indipendentemente dalle implicazioni morali del loro utilizzo. Dopotutto siamo maggiorenni e vaccinati no? Ricordo comunque che la coltivazione, la diffusione e l’uso di Salvia divinorum in Italia sono illegali.



La coltivazione delle Salvia spp.
gennaio 11, 2011, 10:52 am
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Salvia tricolor in un'aiuola. l'accoppiata di Salvia e Rosa è un grande classico di sicuro effetto.

La coltivazione di Salvia spp. è piuttosto semplice. Le specie di questo genere sono infatti piante resistenti e adattabili. La maggior parte di esse (ad esempio S. splendens) sono utilizzate come annuali perché non sopportano minimamente il freddo e muoiono quindi alle prime gelate. Solo in Africa, in effetti, ho visto esemplari di S. splendens perenni, alti quasi un metro e lignificati. Da noi però non passano l’inverno e non vale la pena di ritirala in casa. S. officinalis è invece perenne anche nei nostri climi anche se mal sopporta i rigori invernali. È meglio, se vivete in zone fredde, coprirla con del tessuto non tessuto.

Come si diceva sono specie adattabili ma prediligono comunque terreni leggermente calcarei e sciolti. A dire il vero io l’ho sempre coltivata anche in terreno acido e non mi ha mai dato problemi. Se però il terreno del vostro orto è molto compatto e argilloso mischiateci un po’ si sabbia vagliata. La trovate nei negozi di materiale edile. Fate una buca, mischiate la terra ricavata con la sabbia e magari con un po’ di concime organico come letame, stallatico o compost. Molto funzionale è lo stallatico cubettato, di facile utilizzo perché confezionato in cilindretti che lo rendono facile da spargere o da mischiare. Un buon mix potrebbe essere 50% di terra, 25% di sabbia e 25% di concime. Potete usare lo stesso terriccio anche per coltivarla in vaso.

Le specie annuali non necessitano di terreni particolarmente ricchi anche se una concimazione di base prima di allestire l’aiuola non fa male. Considerate che se il terreno è povero lo sarà anche la fioritura. Basterà comunque inglobare nel terreno un po’ di buon letame maturo o stallatico prima di piantare le piantine. Per S. officinalis

vaso con piantine di Salvia appena spuntate.

bisognerà inoltre concimare ogni primavera.

Oltre la concimazione non sono necessari altri grandi interventi. È cosa buona tenere le piante pulite eliminando foglie, fiori e rametti secchi. Considerate che il fiore appassito va a frutto producendo semi e impedendo una  nuova fioritura. Questo è importante soprattutto per quelle specie annuali da fiore che vengono usate nelle aiuole. Inoltre la presenza di foglie secche impedisce la circolazione dell’aria e causa un ristagno di umidità che può portare all’insorgere di malattie.

Le specie del genere Salvia non necessitano di potature e le tollerano male quindi non tagliate i rami se non è necessario e fatelo comunque con parsimonia.

Le annaffiature non devono essere troppo abbondanti e bisogna, prima di bagnare, assicurarsi che il terreno sia asciugato.

 

letame cubettato con la sua produttrice.

Nessuna specie è particolarmente longeva. Anche S. officinalis raramente supera i cinque o sei anni di vita. Anche se li supera comincia comunque a degradarsi e a non produrre più foglie profumate come prima quindi è meglio cambiarla.

Allestire un’aiuola di Salvia spp. è semplice. Si vanga il terreno inglobando del concime e quindi si piantano le piantine disponendole in file alternate e lasciando una distanza di 20-25 centimetri sia tra le piante sia tra le file. Ciò fatto si annaffia abbondantemente per far ben aderire il terreno alle radici.

La coltivazione in vaso è possibile anche se queste piante e soprattutto S. officinalis, crescono meglio in piena terra. Nel caso si coltivino in vaso si potranno utilizzare i terricci commerciali oppure il mix descritto sopra.

La riproduzione delle Salvia avviene solitamente per talea o per seme. Le specie annuali sono riprodotte per seme in vivaio e messe poi in commercio. Salvia officinalis è invece riprodotta per talea. per seminare basta spargere i semi sulla superficie del terriccio e coprirli smuovendo leggermente la terra con la mano. È opportuno seminare in un contenitore apposito come una seminiera o un vaso largo e basso. I semi della Salvia sono molto piccoli e le piante vanno comunque diradate dopo la germinazione. Un trucchetto per non seminare troppo fitto consiste nel mischiare i semi con della sabbia vagliata e spargere poi il tutto. I semi rimangono così “diluiti” tra i granelli di sabbia. Per bagnare i semi usate uno spruzzino in modo da non muoverli.

Per fare una talea invece si taglia un rametto appena sotto un nodo (il punto dove sono attaccate le foglie), si eliminano le foglie lasciandone solo tre o quattro in cima e si pianta in un vasetto con del terriccio a base di torba mischiato con sabbia vagliata. Se le talee sono molte potete anche metterle direttamente in piena terra. Il terriccio va tenuto bagnato ma non deve essere fradicio per evitare che marciscano. È meglio utilizzare rametti giovani e robusti magari non ancora del tutto lignificati. Si può anche ricorrere all’uso di ormoni radicanti. Si tratta di prodotti facilmente reperibili sul mercato che velocizzano la produzione delle radici aumentando la percentuale di successo. Nel caso della salvia comunque non sono necessari. Li trovate sotto forma liquida, da mischiare all’acqua della prima annaffiatura nelle dosi indicate sull’etichetta, oppure in polvere da spargere sul taglio.

Parleremo più avanti delle malattie di queste piante e di come curarle.