Soccorso Verde


Il mio bonsai di Forsythia.
marzo 12, 2011, 5:15 pm
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il bonsai fiorito, 11 marzo 2011.

La Forsythia è una pianta arbustiva con portamento cespuglioso a volte disordinato e con un indubbio fascino un po’ selvaggio. Raggiunge il suo massimo splendore a marzo, quando i rami nudi si ricoprono di innumerevoli fiori gialli che con la loro allegria annunciano l’arrivo imminente della primavera.

Come bonsai questa pianta è decisamente sottovalutata e poco conosciuta. Mi è capitato di leggere su riviste specializzate articoli a riguardo ma si tratta comunque di casi rari e certo non paragonabili all’interesse dedicato ad altre specie come i Prunus, i Pinus, gli Juniperus…

Sul mio terrazzo ho un bonsai di Forsythia, forse non bellissimo, ma opera mia. Sono partito anni fa con una talea (metodo con cui questa specie si riproduce molto facilmente). Per un paio di anni l’ho lasciata in un grosso vaso affinché crescesse e si rafforzasse creando un tronco di una certa entità. La Forsythia sviluppa molti ricacci alla base essendo un arbusto. Per tal ragione nei primi due anni ho dovuto eliminarli costantemente appena comparivano per poter sviluppare il tronco unico. I rami che crescevano in alto invece li ho lasciati crescere come meglio credevano.

Appena si fu sviluppata a sufficienza, decisi di trapiantarla in un vaso basso, una banale ciotola per gerani, per cominciare i lavori più raffinati di impostazione. Ebbi una gradita sorpresa nel momento in cui la dissotterrai: le radici avevano costituito una base grossa e intricata che poteva benissimo divenire il tronco del bonsai. Accorciai quindi il tronco fino quasi a reciderlo completamente e trapiantai l’esemplare lasciando scoperta la parte superiore delle radici e togliendo le piccole radici nuove che spuntavano dalla base del tronco. La pianta attecchì facilmente e sviluppò molti ricacci.

Negli anni successivi, attraverso la potatura, impostai la chioma dell’alberello scegliendo uno sviluppo dall’estetica armonica e leggera. Intervenni con diverse potature

le radici affioranti che formano la base attuale della pianta, foto del 4 marzo 2011.

all’anno perché il vigore tipico della Forsythia imponeva cure continue per mantenere l’ordine della vegetazione. Lasciandola a se stessa sarebbe divenuta troppo vigorosa e i rami si sarebbero presentati troppo grossi e tozzi.

E proprio per questo in quegli anni il mio bonsai non fiorì! Solo due anni fa fece un fiore, singolo e triste, sulla punta di un ramo. Il motivo era semplice: la Forsythia fiorisce sul ramo dell’anno prima. Se si pota troppo tardi (dopo giugno) la pianta non riesce a formare boccioli. Il suo vigore mi imponeva però di potare anche a luglio e perfino ad agosto!

Fatta la ramificazione dovetti risolvere il problema della fioritura. un bonsai di Forsythia che non fiorisce è un fallimento. La soluzione fu semplice. Bastò metterla in un vaso più piccolo, di dimensioni adeguate per quel bonsai. Riducendo lo spazio per le radici e ben calibrando le concimazioni sono riuscito a ridurre il vigore ottenendo una crescita armonica e di conseguenza una bella fioritura. ora poto solo in aprile, dopo la fioritura, e do una sistemata eventuale a fine maggio.

Come concime uso banalissimi NPK. Di solito uso a inizio primavera un concime con più alto tasso d’azoto e passo da maggio in avanti a uno con maggior tenore di fosforo e potassio. Diluisco maggiormente il concime rispetto alle dosi indicate. Trattandosi di bonsai non si vuole ottenere un rigoglio eccessivo e concimo una volta ogni quindici giorni. In luglio e agosto poi sospendo le concimazioni e ne faccio una leggera a inizio settembre. In inverno non è necessario concimare perché la pianta è dormiente. Va comunque bagnata se il terreno è secco. Fate attenzione però a bagnare quando c’è il sole in modo che l’acqua non crei un blocco di ghiaccio ma abbia modo di defluire prima di gelare.

 

la parte alta della ramificazione, 4 marzo 2011.

La Forsythia non ha grandi esigenze di terreno. Io uso terriccio a base di torba magari aggiungendo della sabbia o della terra da giardino. Esistono i terricci appositi da bonsai come l’akadama, ma essendo molto drenanti esigono cure assidue che non sempre la nostra vita ci permette. Nel caso della Forsythia poi, che è pianta davvero rustica e facile, non se ne sente proprio la necessità.

Nelle foto vedete il mio bonsai. Non è ancora ultimato (sempre che si possa parlare di fine riguardo a un bonsai) ma va ancora sistemato. Noterete sicuramente un paio di rami disarmonici che vanno eliminati (lo farò nei prossimi giorni). Li ho lasciati per far ingrossare i rami principali. Anche il vaso non è proprio il massimo. Finora ho utilizzato una vaschetta di quelle del gelato confezionato. È bastato fare un buco sul fondo per renderla più che adatta allo scopo. Presto cercherò un vaso esteticamente più valido perché ora se lo merita davvero!



Un interessante documentario sulla permacultura.
marzo 9, 2011, 5:38 pm
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Da sempre siamo abituati alla “fatica dei campi” e al duro lavoro che l’agricoltura comporta. Siamo anche abituati a pensare che per coltivare servano grandi mezzi come trattori e concimi e prodotti antiparassitari. E se non fosse così?

La permacultura è una tecnica d’avanguardia che parte dalla considerazione che la terra è amica e non rivale nel raggiungimento degli scopi dell’agricoltore. Osservando la natura ci si rende conto di come gli ecosistemi naturali funzionino senza bisogno di interventi umani. Se costruiamo le colture sulla base delle regole naturali possiamo quindi avere prodotti senza bisogno di concimare, di trattare e di lavorare il terreno. Diverse sperimentazioni hanno dimostrato che la permacultura può rendere quanto l’agricoltura tradizionale senza però averne le spese e i difetti.

Nel video che vi presento si parla proprio di questo. Si parte dalla necessità sempre più impellente di uscire dalla schiavitù del petrolio a cui l’agricoltura tradizionale è ormai sottomessa. Ricordiamo infatti che non solo le macchine funzionano con i derivati del petrolio ma anche i concimi chimici e i prodotti fitosanitari sono suoi derivati. La permacultura offre così un’alternativa di cui prendere coscienza e da applicare al più presto. Si tratta di rivoluzionare le tecniche ma anche la nostra cultura per avere un mondo migliore e risolvere un problema che non si può più ignorare.

Ne parleremo ancora magari in riferimento a come strutturare il nostro orto secondo questa nuova visione. Per ora godetevi il documentario. È un po’ lungo e in inglese (con sottotitoli in italiano) ma ne vale davvero la pena.



Belle e buone!

 

basilico rosso.

Molte piante aromatiche, utili in cucina e belle d’aspetto, sono facilmente coltivabili anche sul terrazzo in vaso. Alcune di queste sono annuali e andranno quindi ripiantate ogni primavera. Altre sono invece perenni.

Tra le annuali sicuramente le più diffuse e utili sono basilico e prezzemolo. Si trovano entrambe in vivaio già pronte per il trapianto, oppure se ne trovano i semi in bustina.

Il basilico è pianta originaria della Persia ma largamente coltivata da noi fin dall’antichità. Come dicevamo è un’annuale e ne esistono diverse varietà. Da un punto di vista culinario non c’è grande differenza tra le diverse cultivar. La differenza è più che altro estetica. A seconda della varietà infatti le foglie sono più o meno grandi e più o meno bollose. Esiste inoltre il basilico rosso. Si tratta di alcune varietà di selezione abbastanza recente che presentano foglie molto scure e violacee. Danno sicuramente un tocco d’eleganza e raffinatezza estetica all’orto ma sono meno profumate del tradizionale basilico verde.

Il prezzemolo è una piantina abbastanza piccola, utilizzata per arricchire carni e pesce. Anche qui troviamo molte varietà. Segnalo il prezzemolo riccio dalle foglie baroccheggianti. Oltre ad essere buono è esteticamente apprezzabile.

Basilico e prezzemolo si coltivano invaso senza problemi. Non richiedono terreni particolari. Andrà benissimo la terra

prezzemolo riccio.

del giardino o del comune terriccio per fiori. È utile concimarli con un concime NPK per piante verdi al fine di avere una produzione abbondante di foglie saporite. Se comprate queste piante in vaso al supermercato o in vivaio, trapiantatele subito in un vaso più ampio e non molto profondo (una ciotola o una cassettina da gerani) dividendo il ceppo in almeno tre o quattro parti. In questi vasetti che si acquistano infatti non ci sono piante singole ma diverse piantine che è meglio diradare. Una volta piantate bagnatele e aspettate che attecchiscano prima di concimarle e prima di utilizzarne le foglie. Capirete che stanno attecchendo quando cominceranno a crescere.

Tra le piante aromatiche perenni che possiamo coltivare sul terrazzo vanno sicuramente segnalate la menta, la salvia, il rosmarino, il timo, la maggiorana e la ruta.

Salvia e rosmarino sono arbusti. Della salvia abbiamo già parlato e vi rimando ai post sull’argomento. Il rosmarino è una pianta legnosa che può raggiungere anche dimensioni ragguardevoli. Se lo coltiviamo in vaso va potato in primavera in modo da rinnovare la vegetazione e contenere le dimensioni. Se non lo si pota la vegetazione invecchierà e regredirà per la mancanza di spazio. La potatura lo mantiene invece sempre giovane. Si riproduce facilmente da talea. Vi basterà “rubare” un rametto dalla pianta di un amico e piantarlo direttamente in un vasetto con della terra. Tenetelo bagnato ed emetterà presto radici. Per il rosmarino è meglio utilizzare un terriccio ben drenante perché si tratta di una pianta della macchia mediterranea, adatta quindi a terreni siccitosi. Al comune terriccio da giardino mischiate quindi una certa quantità di sabbia vagliata da muratore e magari di giaietto di piccolo calibro (tipo quello che si usa per fare i vialetti). Una buona proporzione potrebbe essere: una parte di ghiaietto, una di sabbia vagliata e tre di terriccio.

 

rosmarino.

Esistono diverse varietà di rosmarino. Differiscono per le dimensioni e per il portamento. Esistono varietà cespugliose e varietà striscianti, adatte anche per decorare giardini rocciosi. Per gli appassionati poi segnalo che esistono varietà con fiori di colore bianco e rosa. Il rosmarino comunemente coltivato ha invece fiori azzurri o viola.

Il timo è pianta dalle dimensioni molto contenute e non necessita di potature. Non ama la troppa umidità e necessita quindi di un buon drenaggio. Il terriccio consigliato per il rosmarino andrà benissimo. La maggiorana è una pianta strettamente imparentata con il timo e potrà essere coltivata nello stesso modo. Considerate che dando a queste piante le giuste condizioni di vita si otterrà un profumo eccezionale.

La menta è forse la più facile da coltivare. Ne esistono centinaia di varietà che differiscono molto anche nel profumo e non solo nell’aspetto. Le più diffuse sono la menta acquatica e la piperita. Personalmente preferisco la prima perché ha un sapore più fresco mentre la piperita ha un retrogusto amarognolo che non mi convince. Assicuratevi che il profumo vi sia congeniale quindi prima di acquistare una o l’altra delle varietà. Anche la menta si riproduce facilmente da talea. Basta prendere un ramo o un rizoma e interrarlo e avrete la vostra pianta. Ne scriveremo più dettagliatamente in seguito.

La ruta è un piccolo arbusto semilegnoso. Ha foglie composte dal colore azzurrognolo e fiori gialli. Ha un sapore fresco

ruta.

e molto buono. È una pianta sottovalutata dalla nostra cucina ma molto utilizzata altrove. Sperimentatela! Si trova abbastanza facilmente nei vivai anche se non è diffusissima. Se conoscete qualcuno che ce l’ha fatevi regalare un rametto e riproducetela da talea. Non richiede terreni particolari.

Infine vi segnalo un’altra erba molto sottovalutata: l’erba cipollina. È un’erba strettamente imparentata con agli e cipolle, bulbosa. Da bulbi molto piccoli (poco più grandi di un nocciolo di ciliegia) si sviluppano foglie filiformi che possono essere usate nel sugo o anche mangiate fresche insieme all’insalata. Sa di cipolla. In commercio ne esistono varietà coltivate dal sapore delicato, ma se amate i gusti forti potete usare quella selvatica che è diffusa nei nostri prati. L’erba cipollina è perenne e va diradata ogni tanto perché i bulbi si moltiplicano. Piantate i bulbi

erba cipollina.

singolarmente a una distanza di due o tre centimetri uno dall’altro in un vaso basso e diradateli quando le piantine saranno troppo fitte. Solitamente si dirada una volta ogni tre o quattro anni. Essendo una bulbosa è meglio concimarla con un concime NPK con percentuale di fosforo e potassio più alta dell’azoto, usando invece un concime ad alto contenuto d’azoto solo per la prima concimazione primaverile.

Buon lavoro a tutti!

 



Chaenomeles spp.
febbraio 26, 2011, 2:35 pm
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frutti di Chaenomeles japonica.

fiori di Chaenomeles japonica.

Si avvicina la primavera e si riprendono i lavori con le piante. in questi giorni ho pulito e sistemato la lavanda e le rose che ho sul terrazzo e oggi mi sono dato alla semina. Ho “rubato” dal giardino di mio zio un frutto di Chaenomeles japonica per estrarne i semi. Ne conteneva quindici, tutti belli. Alla prova dell’acqua sono andati tutti a fondo dimostrando di essere validi per la semina.

Come substrato ho usato del terriccio per tappeti erbosi, una miscela di torba e sabbia. Si può usare però un terriccio qualunque essendo il Chaenomeles una pianta abbastanza rustica e adattabile. Andrebbe benissimo anche la terra del giardino.

Il genere Chaenomeles è composto da arbusti molto decorativi, dal portamento tondeggiante, che in primavera si riempiono di fiori semplici di colore bianco, rosa, rosso o arancione. Ai fiori seguono i frutti molto simili a delle mele ma non commestibili (oddio, non sono velenosi ma non credo abbiano un gran buon sapore). L’effetto decorativo di fiori è frutti è sicuro. Tra le specie più note ci sono C. speciosa, C. japonica, C. lagenaria. Sono molto simili tra loro e difficili da distinguere.

Il Chaenomeles è molto usato anche come pianta da bonsai. Ci sono molti esempi di splendidi bonsai di questa pianta che trovano nella fioritura il loro punto di maggior bellezza.

La riproduzione può avvenire per talea o divisione ma anche la semina dà ottimi risultati. Le nuove piantine infatti fioriscono presto e i fiori, essendo semplici, sono ben

semi di Chaenomeles japonica.

formati. Unica incertezza della semina è il colore del fiore che potrebbe essere differente da quello della pianta madre. Un po’ di incertezza però aumenta il fascino del metodo della riproduzione da seme! Per il metodo della semina in vaso vi rimando invece al mio video sull’argomento.

Il Chaenomeles non ha particolari malattie. Essendo una rosacea può essere attaccato da oidio, ticchiolatura e afidi, tutte malattie semplici da curare e non letali. Vi rimando agli appositi post per la cura delle stesse.

Una pianta consigliata.



Gli afidi.
gennaio 19, 2011, 3:47 pm
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afidi sulla pagina inferiore di una foglia di salvia

Gli afidi sono insetti parassiti che si nutrono della linfa elaborata delle piante. Si tratta di animali molto comuni. Popolarmente chiamati “pidocchi delle piante” sono caratterizzati da una riproduzione assai veloce e prolifica dal particolare meccanismo. In primavera infatti le uova e si schiudono e ne nascono solo femmine. Queste cominciano a riprodursi per partenogenesi (partorendo cioè dei cloni di sé stesse) molto velocemente. Solo in autunno, col calare delle temperature nascono dei maschi che feconderanno le femmine al fine di produrre uova. Gli insetti adulti non sopravvivono infatti alle temperature invernali mentre le uova sì. Ci sono tre tipi principali di afidi: gli afidi verdi, rossi e neri. Non ci sono differenze sostanziali nel tipo di danno che producono e nei metodi di cura. Solo gli afidi verdi sono più difficili da individuare a causa del loro colore mimetico.

Una caratteristica interessante degli afidi è la loro simbiosi con alcune specie di formiche. Gli afidi sono allevati dalle formiche che li fanno nascere nel formicaio e li portano poi sulle piante. La formica ricava dagli scarti degli afidi una sostanza molto zuccherina della quale si nutre.

L’attacco degli afidi può provocare deformazioni su rametti verdi e foglie. Le foglie in particolare risultano arricciate

una formica mentre cura il suo "gregge" di afidi.

su sé stesse.

Curare le piante attaccate dagli afidi è semplice. Esistono moltissimi prodotti chimici, sia di copertura sia sistemici. In particolare consiglio Confidor, a base di imidacloprid che va a interferire col sistema nervoso degli insetti uccidendoli. È un prodotto sistemico da usarsi in dosi di 0,5 – 1 ml per litro d’acqua. Si può usare sia per via radicale che fogliare. L’effetto durerà per sette giorni, ma se lo usate su piante da frutto o su verdure è meglio aspettare di più prima di mangiare i prodotti. Nel caso del melo, ad esempio, rimangono tracce per 50 giorni.

Ci sono poi metodi biologici. Ottimo è il decotto d’ortica. Si mettono delle foglie d’ortica in acqua fredda (abbondate con le dosi), si fa bollire e quando giunge ad ebollizione si spegne e si lascia raffreddare. A quel punto si scola e si usa l’acqua per trattare. Se siete fumatori poi potete usare i mozziconi di sigaretta. Mettete i mozziconi (o il tabacco) in acqua e attendete che l’acqua diventi giallo intenso. Trattate la pianta con questo prodotto. State attenti a che il colore non sia troppo scuro. La nicotina è tossica anche per le piante. Una soluzione troppo concentrata potrebbe arrecare danni. Per lo stesso motivo non va usata per trattamenti radicali ma solo fogliari. Non usate questa soluzione su verdure e frutta. La nicotina permane per molto tempo ed è tossica anche per noi.

 

afidi neri.

Per prevenire la comparsa degli afidi sugli alberi si può usare un trucchetto molto semplice. Si prende del vischio, di quello comunemente usato per catturare i topi, e si fa un anello di vischio sul tronco. Il vischio scivolerà sulla corteccia formando un manicotto appiccicoso che fermerà le formiche impedendo loro di portare gli afidi sulla pianta. Questo non evita completamente la comparsa del parassita. Gli afidi possono comparire ugualmente, ma sicuramente in minore quantità.

Per finire segnalo l’esistenza di un altro tipo di afide, più

afide lanigero.

insidioso, detto afide lanigero che si manifesta come una lanugine bianca sulla pianta. Anche questo si cura con Confidor. È un afide più resistente e più dannoso degli altri. A volte può portare alla morte della pianta.



La coltivazione delle Salvia spp.
gennaio 11, 2011, 10:52 am
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Salvia tricolor in un'aiuola. l'accoppiata di Salvia e Rosa è un grande classico di sicuro effetto.

La coltivazione di Salvia spp. è piuttosto semplice. Le specie di questo genere sono infatti piante resistenti e adattabili. La maggior parte di esse (ad esempio S. splendens) sono utilizzate come annuali perché non sopportano minimamente il freddo e muoiono quindi alle prime gelate. Solo in Africa, in effetti, ho visto esemplari di S. splendens perenni, alti quasi un metro e lignificati. Da noi però non passano l’inverno e non vale la pena di ritirala in casa. S. officinalis è invece perenne anche nei nostri climi anche se mal sopporta i rigori invernali. È meglio, se vivete in zone fredde, coprirla con del tessuto non tessuto.

Come si diceva sono specie adattabili ma prediligono comunque terreni leggermente calcarei e sciolti. A dire il vero io l’ho sempre coltivata anche in terreno acido e non mi ha mai dato problemi. Se però il terreno del vostro orto è molto compatto e argilloso mischiateci un po’ si sabbia vagliata. La trovate nei negozi di materiale edile. Fate una buca, mischiate la terra ricavata con la sabbia e magari con un po’ di concime organico come letame, stallatico o compost. Molto funzionale è lo stallatico cubettato, di facile utilizzo perché confezionato in cilindretti che lo rendono facile da spargere o da mischiare. Un buon mix potrebbe essere 50% di terra, 25% di sabbia e 25% di concime. Potete usare lo stesso terriccio anche per coltivarla in vaso.

Le specie annuali non necessitano di terreni particolarmente ricchi anche se una concimazione di base prima di allestire l’aiuola non fa male. Considerate che se il terreno è povero lo sarà anche la fioritura. Basterà comunque inglobare nel terreno un po’ di buon letame maturo o stallatico prima di piantare le piantine. Per S. officinalis

vaso con piantine di Salvia appena spuntate.

bisognerà inoltre concimare ogni primavera.

Oltre la concimazione non sono necessari altri grandi interventi. È cosa buona tenere le piante pulite eliminando foglie, fiori e rametti secchi. Considerate che il fiore appassito va a frutto producendo semi e impedendo una  nuova fioritura. Questo è importante soprattutto per quelle specie annuali da fiore che vengono usate nelle aiuole. Inoltre la presenza di foglie secche impedisce la circolazione dell’aria e causa un ristagno di umidità che può portare all’insorgere di malattie.

Le specie del genere Salvia non necessitano di potature e le tollerano male quindi non tagliate i rami se non è necessario e fatelo comunque con parsimonia.

Le annaffiature non devono essere troppo abbondanti e bisogna, prima di bagnare, assicurarsi che il terreno sia asciugato.

 

letame cubettato con la sua produttrice.

Nessuna specie è particolarmente longeva. Anche S. officinalis raramente supera i cinque o sei anni di vita. Anche se li supera comincia comunque a degradarsi e a non produrre più foglie profumate come prima quindi è meglio cambiarla.

Allestire un’aiuola di Salvia spp. è semplice. Si vanga il terreno inglobando del concime e quindi si piantano le piantine disponendole in file alternate e lasciando una distanza di 20-25 centimetri sia tra le piante sia tra le file. Ciò fatto si annaffia abbondantemente per far ben aderire il terreno alle radici.

La coltivazione in vaso è possibile anche se queste piante e soprattutto S. officinalis, crescono meglio in piena terra. Nel caso si coltivino in vaso si potranno utilizzare i terricci commerciali oppure il mix descritto sopra.

La riproduzione delle Salvia avviene solitamente per talea o per seme. Le specie annuali sono riprodotte per seme in vivaio e messe poi in commercio. Salvia officinalis è invece riprodotta per talea. per seminare basta spargere i semi sulla superficie del terriccio e coprirli smuovendo leggermente la terra con la mano. È opportuno seminare in un contenitore apposito come una seminiera o un vaso largo e basso. I semi della Salvia sono molto piccoli e le piante vanno comunque diradate dopo la germinazione. Un trucchetto per non seminare troppo fitto consiste nel mischiare i semi con della sabbia vagliata e spargere poi il tutto. I semi rimangono così “diluiti” tra i granelli di sabbia. Per bagnare i semi usate uno spruzzino in modo da non muoverli.

Per fare una talea invece si taglia un rametto appena sotto un nodo (il punto dove sono attaccate le foglie), si eliminano le foglie lasciandone solo tre o quattro in cima e si pianta in un vasetto con del terriccio a base di torba mischiato con sabbia vagliata. Se le talee sono molte potete anche metterle direttamente in piena terra. Il terriccio va tenuto bagnato ma non deve essere fradicio per evitare che marciscano. È meglio utilizzare rametti giovani e robusti magari non ancora del tutto lignificati. Si può anche ricorrere all’uso di ormoni radicanti. Si tratta di prodotti facilmente reperibili sul mercato che velocizzano la produzione delle radici aumentando la percentuale di successo. Nel caso della salvia comunque non sono necessari. Li trovate sotto forma liquida, da mischiare all’acqua della prima annaffiatura nelle dosi indicate sull’etichetta, oppure in polvere da spargere sul taglio.

Parleremo più avanti delle malattie di queste piante e di come curarle.



Tempo di bulbose!

 

tulipano "Queen Marvel".

Narcissus spp.

Ottobre sta per finire. È l’ora dei bulbi, il momento dell’anno in cui le bulbose vengono messe a dimora per la fioritura primaverile.

Il bulbo è un fusto trasformato e non una radice come potrebbe sembrare. Il dischetto basale del bulbo è il vero e proprio fusto mentre gli strati carnosi che lo compongono sono foglie trasformate che hanno acquisito una funzione di riserva.

Quando il bulbo viene interrato il dischetto basale comincia a emettere radici e dalla punta del bulbo si allungano le foglie e lo stelo fiorale della pianta. Una volta terminato il ciclo vegetativo le bulbose entrano in una fase di riposo. La parte aerea secca e le

Galanthus nivalis.

radici muoiono. Il bulbo sta così a riposo fino all’anno successivo. È in questa fase che bisogna trapiantarli.

I bulbi vanno interrati a una profondità doppia rispetto al loro diametro. Se li si mette in vaso tale regola non è facile da rispettare. In tal caso basta che siano coperti. Se però li piantate in giardino ricordate di porli alla profondità giusta. Fanno eccezione a tale regola le specie del genere Allium (aglio, cipolla, scalogno, Allium da fiore…) che devono essere piantati molto superficialmente in modo che un terzo del bulbo spunti dalla terra.

Una volta messi a dimora li si lascia stare, bagnando saltuariamente se la terra diventa troppo secca. I narcisi vanno dissotterrati ogni cinque o sei anni almeno e divisi. Essi si riproducono molto per via agamica. Da ogni bulbo si

Crocus spp.

generano altri bulbi e se la densità diventa troppo alta le piante non fioriscono più. È quindi necessario dividerli e diradarli per lasciare a ognuno il proprio spazio vitale. I tulipani devono invece essere tolti dal terreno ogni anno. Essi emettono dalle radici delle sostanze tossiche per il tulipano stesso. Se lasciate a dimora il bulbo esso deperirà. Bisogna quindi cambiargli posto a aspettare almeno quattro anni prima di rimettere dei tulipani nello stesso luogo. Si dice che il problema possa essere risolto piantando dei tageti sopra i bulbi durante la stagione della dormienza. I tageti depurano il terreno dalle scorie dei tulipani. Non ho mai provato e quindi non vi do la notizia per certa. Se doveste provare fatemi sapere i risultati!

Ci sono delle bulbose di piccola taglia adatte all’inselvatichimento nel prato. Interessante a tale scopo è il Crocus spp., una piantina alta pochi centimetri che una volta messa a dimora nel prato fiorirà sempre più copiosamente ogni anno. Potete comprare sacchetti di bulbi in miscuglio e riempire il vostro prato di casa. In primavera avrete un tripudio di colore. Quando poi sarà ora di tagliare l’erba i Crocus saranno già in dormienza. Un’altra pianta molto adatta allo scopo è il Galanthus nivalis o bucaneve. Le sue campanelline bianche spuntano molto precocemente, in

Colchicum autumnale.

pieno inverno e ci regalano un po’ di bellezza anche durante la stagione morta.

Se volete realizzare un’aiuola di bulbose dovete stare attenti alla progettualità. Considerate molto attentamente le caratteristiche delle diverse piante. In particolare dovete considerare la loro altezza, in base alla quale deciderete la disposizione in modo che nessuna specie resti nascosta, e il periodo di fioritura. Se non ci pensate prima potreste avere delle delusioni e ottenere un risultato ben diverso da quello che vi aspettavate.

Le bulbose non hanno grandi problemi fitosanitari. Ci sono insetti che mangiano volentieri i bulbi e anche animali superiori a cui stare attenti. I tulipani sono particolarmente graditi a topi e arvicole che se ne nutrono avidamente. I narcisi invece, essendo velenosi, sono immuni dagli attacchi dei roditori. Se trovate bulbi attaccati d avermi o ammuffiti buttateli via. Non vale la pena di curarli. In ogni caso posso dire per esperienza che le bulbose sono piante resistenti e che danno facile soddisfazione.

Nei prossimi post mi occuperò di alcune bulbose in particolare. Ci sono bulbose adatte a tutte le esigenze. Le loro fioriture sono eccezionalmente varie e distribuite durante l’anno. Si va dal Galanthus che fiorisce in dicembre-gennaio al Colchicum che fiorisce in agosto-settembre.

Certamente le bulbose sono piante da valutare per la loro bellezza, varietà, semplicità di coltivazione. Le bulbose si possono acquistare un po’ ovunque. controllate bene che i bulbi siano sani quando li comprate. Un’altra opzione è l’acquisto via internet o posta. Ci sono molte buone aziende. Io vi consiglio la olendese Bakker con la quale mi sono sempre trovato benissimo in quanto a qualità del materiale.

Buon Lavoro!