Soccorso Verde


Dal divano al giardino.
luglio 24, 2011, 8:38 pm
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la copertina del libro.

Per il mio compleanno il mio compagno mi ha regalato il libro “Dai diamanti non nasce niente” di Serena Dandini. Mai regalo è stato più azzeccato. Ero curioso di vedere come la Dandini avesse trattato un tema non consueto per chi la conosce (come me) solo attraverso le sue trasmissioni televisive: il giardinaggio.

La lettura del libro mi ha richiamato alla memoria una vecchia storia zen. Una guardia andò un giorno da un maestro di spada e gli chiese di potere divenire suo allievo. Il maestro gli chiese in cosa fosse esperto, in cosa insomma lui fosse già maestro. La guardia disse che non lo era in nulla. Il maestro allora disse che non era possibile. La guardia ci pensò su e poi disse che in effetti una cosa in cui era bravo c’era. Fin da bambino infatti desiderava divenire una guardia e allora si era abituato a pensare alla morte come sempre dietro l’angolo e aveva così superato la paura della morte stessa. Il maestro allora gli disse che lui era già un maestro di spada perché esserlo significava non avere paura della morte e combattere quindi concentrati solo sul momento. La tecnica sarebbe arrivata col tempo.

Vi chiederete cosa c’entri questa storia con il giardinaggio o con Serena Dandini che, di sicuro, non assomiglia a uno spietato e feroce samurai. E invece c’entra e non poco.

Il libro della Dandini infatti non è un manuale di giardinaggio, non spiega come coltivare le piante, le caratteristiche del terreno, le malattie e i parassiti. Non dà nemmeno ricette per concimi dai risultati eccezionali. È piuttosto un trattato filosofico che parte dal giardino come passione e come metafora del mondo per analizzare vizi e virtù della nostra società e degli appassionati del verde. Secondo l’autrice (e secondo me) il giardinaggio può essere una via di riscossa della nostra società verso un mondo migliore e più giusto, verso un sistema dove l’uomo possa vivere in armonia. Per questo l’analisi parte dai giardinieri (famosi e non) e dalle storie di giardino di personaggi storici per giungere a discorsi più generali, sull’economia e l’etica accennando anche alla decrescita felice, unica via di salvezza restata per questo mondo. Insomma, come il maestro della storiella la Dandini ci spiega cosa significa davvero essere giardinieri. La tecnica arriverà…

La Dandini scrive con uno stile leggero ed elegante, non privo di umorismo. Gli argomenti “seri” si alternano al racconto di storie che ci mostrano i personaggi sotto una

Serena Dandini.

luce diversa da come li abbiamo sempre considerati. Scopriamo così che Alessandro Magro amava coltivare fiori e piante e che, nonostante tutto il suo potere, non gli riuscì di imporre all’edera di crescere nei giardini di Babilonia. E così un rampicante diventa il simbolo della vacuità del potere umano. Del resto, come ci dice la Dandini:

Il giardino non è solo un appezzamento dietro casa, ma una metafora ad ampio spettro che coinvolge il mondo che ci circonda.

Anche i vizi dei giardinieri sono spesso lo specchio dello spirito umano. L’autrice ci parla dei piccoli peccati (in cui mi sono riconosciuto completamente) che ogni appassionato fa. Dal voler coltivare ad ogni costo piante non adatte al terreno o al clima di casa nostra, ai piccoli furti di semi o rametti con cui fare talee da giardini privati e parchi pubblici. Quale appassionato non ha staccato un rametto da una pianta dopo essersi accuratamente guardato attorno? Ammettetelo, lo abbiamo fatto tutti. A Londra, al Chelsea Physic Garden, sono stato qualche minuto davanti a una rara peonia che metteva ben in mostra i frutti aperti con tanti bei semi luccicanti. Mi guardavo attorno per cogliere un momento in cui nessuno mi avrebbe visto ma la gente era tanta. Per fortuna Danilo se ne accorse, mi prese per un braccio e dicendo “hai già abbastanza piante sul terrazzo” mi trascinò via evitandomi una figura internazionale!

la rosa Reine des Neiges.

L’umorismo con cui racconta le sue esperienze poi fa scorrere il libro facilmente. Bello, ad esempio, il racconto di come, una volta, ordinò un carico di letame per le sue piante e lo attese trepidante:

In vita mia non ho mai aspettato con tanta trepidazione nessun fidanzato come ho fatto con quel quintale di merda di mucca.

Concludo con una poesia di Palazzeschi, dedicata ai giardini, assai poco conosciuta. Perché il giardino, immagine del mondo e dell’uomo, non può essere esente da erotismo.

Fiori (poesia di Palazzeschi)

No! No! Non più! Basta.

Mio caro, e ci posso far qualcosa io,

se il giglio è pederasta

se puttana è la rosa?

Lesbica è la vaniglia.

E il narciso, quello specchio di candore

si masturba quando è in petto alle signore.

Dio, abbi pietà dell’ultimo tu figlio

aprimi un nascondiglio

fuori dalla natura!



Orti insorti.

la copertina del libro.

Elena Guerrini, attrice e scrittrice, ha scritto uno spettacolo divertente e profondo a un contempo. Si tratta di “Orti Insorti”, un appello al ritorno alla vita sana e semplice, nel nome di una nuova coscienza responsabile nei confronti del nostro mondo e di noi stessi. La Guerrini alterna il racconto delle sue disavventure in giardino ai ricordi. importante è la figura dei nonni, soprattutto del nonno, Pompilio, che con le piante ci parlava dicendo loro di fare le brave mentre lavorava nel campo, quel nonno che si è lasciato morire davanti alla TV quando hanno costruito l’autostrada portandogli via il suo podere.

Nonostante i temi trattati siano importanti e forti, il testo scorre leggero grazie alla sottile ironia dell’autrice. In alcuni momenti ho riso di gusto leggendo. Divertente l’accenno ai libri sul giardinaggio che confondono più che spiegare. L’autrice dice che

Elena Guerrini.

mentre prima sapeva distinguere un ciclamino da un tulipano, dopo la lettura, coi nomi latini, rimaneva in dubbio chiedendosi se quella pianta fosse un tulipa ciclaminoides o un ciclamen tulipanoides. Altrove parla della budleja, pianta ornamentale ormai inselvatichita anche da noi, che a lei suonava come una parolaccia: budleja tu e la tu mamma!

Lo stile del libro è reso più scorrevole anche dal linguaggio fresco e popolare. L’autrice, toscana, usa un linguaggio tipico del parlato delle sue zone di origine (il mi nonno, la tu mamma), linguaggio versatile che genera poesia o ironia a seconda dei momenti.

L’autrice porta lo spettacolo (da lei stessa recitato) ovunque le sia richiesto: teatri, locali, poderi, campi. Nel video un assaggio dello spettacolo. Il libro invece è uscito per i tipi di Stampa Alternativa e costa solo un euro. Esiste inoltre un blog dello spettacolo che vi invito a visitare. Lo trovate tra i miei link.